KO

Sono cotto, bloccato a letto. Nell’ultimo anno parecchia sfortuna, parecchi eventi non proprio a mio favore. Speriamo passi presto pure quest’ultima novità. Intanto, credo mi dovrò assentare da Internet e da un pò di lavoro. A presto.

La parola hacker è da evitare

Ho letto tanto e, se volete, studiato tanto i profili e la filosofia e le storie. La parola hacker è particolare, troppo speciale per poter essere usata così facilmente e frequentemente. Soprattutto, quando legata ad un personaggio, la parola hacker deve trovare precise conferme. Purtroppo le conferme non godono di dimostrazioni matematiche o logiche: è il buon senso e la comunità che ti chiamerà hacker se lo meriti. Non certo giornali, riviste o amici e conoscenti. Meno che meno te stesso: non puoi autodefinirti o autoproclamarti hacker. Tempo fa girava un divertente giochino: “Chi di voi è hacker alzi la mano!”. Tutti quelli con la mano alzata NON SONO HACKER. Questa è già una prima dimostrazione dell’essere o non-essere hacker. Fra quelli che non la alzano poi è da considerare il fatto che la persona sappia cosa è un hacker (e questi non lo sono), e quindi ne restano davvero pochi: QUELLI SONO HACKER.

Detto ciò, lascio le parole alle immagini. Non ho nulla, assolutamente nulla contro questo ragazzo. Ha da parte mia il più bel “in bocca al lupo” per i suoi studi e per il suo lavoro. Me la prendo solamente con la stampa e con la TV.

Il Sole 24 - Aranzulla

La Sicilia - Aranzulla

Le temute pagelle di Ziliani

E’ una figura talmente strana… Un giornalista Mediaset… Ecco la pagella complessiva per Gigi Buffon. Roba da schiantarsi da ridere. Roba da cabaret.

Buffon, voto 6
Visto che di solito fa miracoli, cominciamo dallo svarione. Che arriva improvviso al minuto 80 quando su destro senza pretese di Senna, Gigi si trasforma in Saponetta-Fiori, il mitico portiere della Lazio, oggi 3° al Milan. La palla gli sfugge, rotola sul palo, lui è pronto (come diceva Ciotti) ad abbrancarla. Prima e dopo, solo parate degne del suo nome. E sui rigori, se vogliamo migliora Berlino: qui almeno ne para uno. Ma Casillas fa meglio.
[…] Perché Buffon è il miglior portiere del mondo, ma ai rigori – da sempre – è una scartina […]

Via PaoloZiliani.it

Forse PaoloZiliani, che non permette più di commentare le sue notizie (e questa è la conferma di quanto scarsa è l’immagine di questo giornalista, perchè se ha deciso di non fare più commentare le sue battute significa soltanto una cosa: i commenti non erano certo positivi e non dar retta a chi ti critica è sintomo…), non ricorda il rigore di Mutu che ha permesso a lui stesso di scrivere un ulteriore commento sull’Italia “europea”. O non ricorda il rigore che aveva tenuto a galla Trapattoni al mondiale 2002. O… non posso continuare, dovremmo andare a ripercorrere la sua carriera dagli anni di Parma, a quelli con la Juve, per passare da un paio di rigori parati in B, e quest’anno. Certo è che suona molto strano sentire le parole “scartina”, “svarione”, “saponetta” per uno dei giocatori più influenti degli ultimi 80 anni. Strano pure che io vada a leggere simili pagelle o notizie. Chiedo scusa per questo. Col cuore.

Un’ambulanza, è grave

Non riesco a capire se è uno scritto serio, serioso, buffo o un’indagine. Non lo commento. Leggetelo fino in fondo. Mi chiedono: “ma non ti fidi dei giornalisti?”. Io ho sempre risposto: “Quali? Di giornalisti veri ne conosco forse tre, ma i nomi non li faccio”.

Joao Havelange, boss incontrastato della Fifa, decide sin
dall’inizio che il Brasile deve vincere il Mondiale.
All’origine di questa decisione ci sono interessi politici (Cardoso,
suo socio in affari è candidato alla presidenza del Brasile),
economici (il titolo ha un valore di oltre un miliardo di dollari) e
familiari (suo genero è presidente della Cbf, la federcalcio
brasiliana).
La Seleçao sin dalle prime gare viene aiutata dagli arbitri in
maniera anche sfacciata, persino quando non ne ha bisogno, ma già
dopo i gironi eliminatori si accorge che Argentina e Italia sono le
uniche due squadre che possono dar fastidio al Brasile.
Nei mesi precedenti il Mondiale lo stesso Havelange aveva fatto di
tutto per portare negli Stati Uniti, per motivi di popolarità e per
dar prestigio alla manifestazione, Diego Armando Maradona, il
calciatore più bravo del mondo.

Via FrancoRossi.com

Se qualcuno avesse ancora dei dubbi su Calciopoli…

Euro2008: Italia-Spagna 2-4 dcr

Senza appello. Punto di non ritorno. Ultima occasione. Chiamatela come volete. Non c’è più possibilità di continuare. I motivi sono tanti, troppi per non decidere di cambiare. E il cambio più importante deve avvenire circa la guida tecnica. In secondo luogo, con molta riconoscenza, bisogna salutare un paio di ragazzi che poco hanno da dare a questa maglia. Affidando tutte le nostre speranze ai ragazzini terribili dell’Under 21. Certo non tutti, ma un numero consistente.

Mai d’accordo con Donadoni. Con le sue scelte, con i suoi repentini ed inspiegabili cambi di modulo. Se dopo due anni di giocare col 4-3-3 cambi tutto per passare a un 4-4-2 senza ali, o al trequartista-che-non-hai, significa che hai sbagliato tutto (probabile) o stai sbagliando tutto (certo). Se ti sei portato Borriello e Quagliarella e Del Piero e non li fai mai giocare nel loro ruolo (nel caso di Del Piero, mai-giocare nel caso degli altri due), qualcosa che non funziona ci sarà, o no? Se insisti su un Toni irriconoscibile (già dopo la Romania andava cambiato, dandogli la sensazione di essere uno-come-tutti-gli-altri e non l’insostituibile, vedi che le cose possono cambiare) e questo in quattro partite prende solo un palo (poi i discorsi sul rigore lasciano il tempo che trovano), qualcosa che non va c’è, o no? Per capire che Di Natale può giocare soltanto a Udine e in Serie A (in Champions si era letteralmente cagato addosso e Cosmi l’aveva capito e Iaquinta aveva salvato l’Udinese), ma non possiede la mentalità e la personalità per un ruolo così importante, serviva il calcio di rigore che ci esclude da Euro2008?

La cosa buffa e curiosa è la seguente. Si parte con Materazzi e Barzagli: due che hanno fatto ridere, molto ridere, nel campionato appena terminato. E partono titolari. In panca vanno addirittura Grosso (cioè il migliore esterno attualmente in Italia) e Chiellini (il più forte difensore centrale dell’ultimo campionato, poi ampiamente dimostrato nelle tre partite giocate, non ultimo il match contro la Spagna). E anche Panucci. Porti De Rossi e fai incazzare tutti gli italiani lasciandolo fuori e preferendogli, udite udite!!!, Gattuso e Ambrosini. Porti Aquilani e gli affidi la maglia di titolare in una partita delicatissima come quella contro la Spagna: e si pretendeva da Aquilani che al debutto… ma dai!!! Andava fatto esordire prima, mettendolo nelle condizioni di prendere confidenza con Euro2008. Non ho mai visto allentatori far esordire un 22enne ai quarti di finale.

Un commissario tecnico di Nazionale, più che moduli e tattiche, deve essere capace di capire chi-sta-meglio-rispetto-a-chi e da lì mettere in campo la formazione migliore. Questo Donadoni non ha saputo farlo e parlano i numeri e le partite. Contro l’Olanda scelte scriteriate in difesa (coppia centrale e Grosso in panchina) e a centrocampo (schieri il centrocampo che più di tutti ha deluso in questa stagione? Cioè quello del Milan, lasciando in panca De Rossi, Aquilani e Perrotta?). Sotto di due reti vanno dentro Grosso, Cassano e Del Piero che per poco non ravvivano la partita e la riaprono. Contro la Romania formazione obbligata: Di Natale aveva praticamente finito lì il suo europeo, ma questo Donadoni non l’ha capito. Fortunatamente non ha tolto Panucci e Chiellini.E ancora non mette dentro le due punte classiche, tipo Del Piero-Trezeguet (e Toni a Trezeguet assomiglia tanto). No: Del Piero, anni 34, da 10 stagioni seconda punta, posizionato a 40 metri dalla porta. E Cassano relegato largo a sinistra a fare… il Donadoni. E Toni a sbagliare movimenti e palloni manco fosse il peggior attaccante dell’oratorio. Contro la Francia, si cambia ancora. De Rossi e Grosso diventano insostituibili, con Chiellini e Panucci. Buffon va ringraziato per averci portato nei quarti tra parate, rigori respinti e classe immensa. Là davanti non segna nessuno e Borriello e Quagliarella restano comodamente seduti, aspettando un cenno che non arriverà mai. Tanto vale portare in Svizzera un’altra ala e Montolivo. Se gli serviva un trequartista puro… bisognava rinunciare ad un attaccante e portare Montolivo. Ah: dimenticavo, ha 23 anni e qui in Italia ne servono almeno 32 per giocare. Tipo Ambrosini.

Pirlo assente o Pirlo presente? Ma Pirlo soltanto non basta. Servono ali che corrono (credo che a Camoranesi nessuno abbia spiegato la posizione in campo: esterno o libero di svariare? Destra o sinistra? Non credo per colpa di Camoranesi. Bastava telefonare a Ranieri…) e gente che si inserisce (Perrotta svagato, credo che per lui valga lo stesso discorso di Camoranesi; sorvolo su Gattuso e Ambrosini, quando si ha tanta qualità non vedo perchè l’Italia è l’unica a dover schierare i calzolai o la gente che mena; Aquilani nella posizione di Pirlo non serve perchè si pesta i piedi con De Rossi, cosa che è capitata ieri sera). Servono pure attaccanti mobili: non Toni e Di Natale, ma Quagliarella (i suoi tiri da fuori sarebbero serviti) e Borriello (19 gol in Italia, la sua freschezza e potenza potevano essere un’arma in più: l’hai portato, fallo giocare). Perchè Cassano e Del Piero non giocano nel loro ruolo, quello cioè ricoperto stupendamente nella Samp e nella Juve?

Si può essere d’accordo con me, o il contrario. Ma i dubbi restano. Tanti dubbi. La nostra Nazionale non ha mai avuto un gioco. Palla a Pirlo o a De Rossi, lancio e quello che succede succede. Palla a Cassano e ci si aspetta che questo salti tre uomini, scambi con Toni e segni. Palla a Camoranesi e ci si aspetta che il genio bianconero inventi la palla magica per gli attaccanti (e per poco ieri la magia avviene sul serio). Zambrotta irriconoscibile: non spinge a sufficienza, in difficoltà nell’uno contro uno, e poi l’errore contro la Romania…

Cosa è mancato rispetto al Mondiale? Questa la domanda più volte posta ieri sera nei salotti della Rai. Ad Abete (ancora teniamo Abete in quella importante posizione?), a Matarrese (non capisco perchè ridesse ieri sera, quasi contento della figura di merda dell’Italia a questo Europeo), a Gattuso, a Toni, a Donadoni (”Usciamo a testa alta”: senza commento). La risposta è solo una: è mancato Marcello Lippi. Colui che aveva indovinato tutte le mosse, colui che si era affidato agli uomini più in forma, cambiando modulo e uomini secondo le reali necessità. Colui che aveva portato a segno un numero imprecisato di uomini (Materazzi, Zambrotta, Gross, Pirlo, TUTTI GLI ATTACCANTI). E’ mancato il suo sapere-unire-e-spronare il gruppo.

Discorso rigori. C’è un filo sottile di pazzia e incoscienza quando si ha il coraggio di presentarsi dagli undici metri. Quando si ha il coraggio di presentarsi. Cioè, quando l’allenatore ti chiede “Te la senti?” e tu rispondi affermativamente. Quando però, chi dovrebbe tenere alto il coraggio della squadra, quando gli uomini che devono assolutamente prendersi le responsabilità anche per i propri compagni, diciamo meno coraggiosi o con meno personalità, si tirano indietro, allora non c’è più modo di vincere la lotteria dei rigori. E’ successo mille volte. Perchè Toni si è rifiutato di tirare? Era quella l’opportunità per dare un senso al suo Europeo: vado sul dischetto, segno e ricarico le batterie. In una competizione così importante servono gli attributi: se non li hai, devi dirlo anche prima di cominciare il match, mostrando rispetto verso chi (mi viene in mente quel pazzo di Quagliarella) siede in panchina. Perchè al tuo posto andrà a tirare l’uomo meno indicato, quel Di Natale ampiamente bocciato già nella prima partita e mai più messo in campo. Se andate a riguardare gli occhi di Totò prima di calciare noterete già l’esito di quel rigore. Peggio: se anche il tuo uomo migliore ti dice di non essere a posto fisicamente, che addirittura ti aveva allarmato richiedendo la sostituzione (parole di Donadoni), allora non puoi mandarlo a battere. E guarda caso a sbagliare sono stati De Rossi e Di Natale. Se nutri poca fiducia in Di Natale, e sei costretto a farlo battere allora ci sono due possibile collocazioni in scaletta: o il secondo tiratore, o l’ultimo. La non battuta di Alex (si critica sempre a gratis Del Piero, poi ci si appella costantemente a lui: vedi Olanda, vedi Romania, vedi calci di rigore di un quarto di finale, come già successo nella finale di Berlino) è sintomatico: non è servito. In quella posizione e con quella tempistica non è servito.

Ora un colpevole per questa figuraccia (mai un gol su azione, mai protagonisti, tranne contro la Francia ma quella lì era una partita al di fuori di Euro2008) ci deve essere. E finalmente, forse, dubito, ci sarà spazio per i nuovi talenti. Un pò come ha fatto la Spagna tenendo fuori veterani importanti ma logori e affidandosi a gente nuova, vivace e con tanta voglia di giocare a calcio. Mi viene in mente Montolivo, mi vengono in mente i due folletti Giovinco e Giuseppe Rossi, oppure il ragioniere Cigarini. Hanno solo 20 anni, più o meno l’età di chi ci ha distrutto ieri sera (solo San Gigi ha evitato la sconfitta entro i 120 minuti di gioco).

A proposito: se diciamo di aver vinto un campionato del mondo, per una volta nella vita, cerchiamo di essere coerenti e di dire che la Spagna ci ha umiliato e ci ha battuti. Altrimenti, fra due anni saremo punto e a capo.

E le prenotazioni si impennano…

E scommetto che in molti supererebbero pure il terrore dell’aereo.

E così lo rasarono

Speedy Rasato 1

Frank Schleck: caduta impressionante

Impressionante. Col senno di poi e col fatto che comunque il grande Frank non si è fatto nulla (o quasi), il commento è semplicemente fantastico.

Se pure il caffè espresso rischia l’attacco informatico

Ho fatto una battuta all’università, tra colleghi. Hanno riso in molti. Arrivo a casa, preparo da mangiare, servo a tavola e leggo le news. Quella battuta fatta è realtà. Senza parole nè commento. Buona lettura.

Siamo nel 2008, non stupisce più di tanto sapere che, nell’infinita moltiplicazione delle soluzioni tecniche a soddisfazione di ogni più bislacco desiderio, dopo quella monitorata via webcam ci sia anche la macchinetta per il caffè che si controlla via Internet. Banale per banale, la macchinetta che si collega al PC contiene vulnerabilità software che possono consentire di prendere il controllo del sistema. E del caffè.

Via PuntoInformatico

Web Content Management

Web Content Management by Russell Nakano
Devo rileggerlo al più presto. Troppo divertente e utile. Troppe cose che nessuno ti dirà mai o faticherà a dirti. Troppo interessante per riporlo nello scaffale alto della libreria. Va tenuto vicino al computer, sulla scrivania. Con un blocco di appunti a fianco, pronti per un’ispirazione o per un nuovo concetto da approfondire.

A firma di Russell Nakano, un libro da divorare. Con attenzione, però. Con pazienza. Non tutto ciò che leggeremo lungo il testo sarà immediato, sia da applicare sia da capire. Dal punto di vista teorico, il testo ci permette di essere dei web architect più attenti e certamente migliori. Dal punto di vista pratico tutto è legato a quanto tempo saremo disposti a spendere per verificare e testare soluzioni e nozioni e metodi appresi.

Cosa è Web Content Management? E’ una collezione di nozioni teoriche ed analisi dei metodi per la gestione dei contenuti. Si parla di tutto: dai ruoli al workflow, dalle soluzioni ad interessanti case studies. A dispetto dello scarso successo (clamorosamente, negli USA ha venduto poco e non so spiegarvi il perchè!) ottenuto in libreria, Web Content Management va acquistato e letto. Ripreso e riletto.

Web Content Management è un libro che pone il giusto accento alle problematiche relative ai contenuti e alla loro gestione. Questi argomenti dovrebbero essere autorevolmente padroneggiati da chi il Web lo costruisce, ma la realtà racconta una storia ben diversa: piccole, medie e grandi aziende hanno la necessità di un esperto in tale settore e questo testo può essere considerato, senza ombra di dubbio, il giusto punto di partenza per chi si interessa al Web. Firmato, Russell Nakano.

Via Programmazione.it


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