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Redesign, un approccio semplicistico

Moltissimi siti e portali spesso e volentieri cambiano la propria interfaccia e con essa cambia la tavolozza dei colori usata, cambia lo schema di posizionamento, cambia il layout. Esistono validi motivi dietro questi cambiamenti: un discorso simile l’ho già affrontato in un articolo per Programmazione.it e qui semplicemente aggiungo un pò di riflessioni.

Proviamo a ragionare da web designer: in questo senso la prima motivazione che potrebbe spingerci a ridisegnare il nostro sito o blog è il fatto che abbiamo voglia di cambiare, perchè abbiamo visitato un sito che ci è piaciuto particolarmente, perchè abbiamo voglia di sperimentare nuove tecniche. Ma questo potrebbe appunto andare bene per un blog personale, laddove le scelte e la conduzione del sito non sono messe a dura prova da scelte di marketing, di pubblicità, da obiettivi da raggiungere. Ci addentreremo tra un momento in questi problemi. Vale, per la logica dei blog e dei siti personali in genere, la regola – molto apprezzata – del “If You Really Want, Then Go For It“, che brutalmente potremmo tradurre con un “se ti va fallo!”. Per un web designer questa operazione del tutto spassionata è fondamentale per almeno tre motivi:

  1. per puro divertimento, perchè programmare e creare design è una passione, una semplice e stimolante passione, quella che ti incolla alle notizie, ai portali, ai forum, alla sedia e al monitor per tante ore;
  2. perchè rappresenta una palestra insostituibile per sperimentare e provare nuove tecniche, nuovi codici;
  3. perchè il tutto resta al di fuori da un possibile ambito lavorativo: il successo – diciamo così – è limitato al tuo spazio personale e spassionato, senza regole precise, senza nessuno cui rendere conto. Forse è proprio questa anche la natura del blogging, e la giustificazione ad un fenomeno costantemente in crescita.

E veniamo ad argomenti più tecnici e/o seriosi. D’ora in avanti non faremo più il distinguo tra sito (inteso come sito commerciale, come portale, come sito personale) e blog (inteso come deve intendersi – chiaro no?) ma useremo i due termini scambievolmente.

Un sito si fonda su un preciso scopo (vendere del materiale, promuovere una iniziativa o una società, procacciare clienti, fornire qualsivoglia servizio) e vive grazie alle visite e al traffico generato, cioè esiste e continua ad esistere grazie agli utenti che lo visitano e che in qualche modo partecipano all’attività del sito.

Partecipare all’attività di un sito è un concetto estremamente vago: per un blog significa (oltre alla mera visita) incamerare commenti; per un sito aziendale significa procacciare clienti; per un sito di commercio on-line incrementare il proprio business. Ora, anche per quanto riguarda il web design vale il concetto de “Il Cliente Ha Sempre Ragione”. Al di là di scelte grafiche e di programmazione precise, che coinvolgono solo pochi esperti, è fondamentale che il sito piaccia, sia navigabile e godibile, facilmente accessibile.

Tre componenti fondamentali per il successo di un sito. Qual è il loro significato?

  • godibile: il sito deve piacere a primo impatto, essere stimolante dal punto di vista grafico, dal punto di vista dei colori. Mai pesante piuttosto leggero. Equilibrato e non eccessivamente ricco di grafica. Il giusto mix di estetica abbinata ai contenuti. Godibile si riferisce infatti pure ai contenuti: da sola, la grafica fa ben poco;
  • navigabile: che ci crediate o no esistono su Internet dei siti raggiunti i quali un visitatore si pone la seguente domanda: “E ora? Dove clicco per andare su…? Dove mi porta questo link? Come faccio ad andare…?”. Barre di navigazione per niente esplicative, link nascosti o, peggio, mal-posti, menu disordinati, layout confusi. La psicologia del visitatore è un argomento tanto affascinante quanto complicato da comprendere. Più conosciamo dei nostri abituali visitatori, più sappiamo come meglio interpretare i loro desideri, come meglio anticipare i loro consigli o richieste, e il come lo vediamo a breve;
  • accessibile: una materia in continua evoluzione, sulla quale sono stati scritti interi volumi e libri molto interessanti. Il discorso è semplice: in rete si può accedere, e di fatto si accede, mediante sempre più svariati dispositivi. Non solo PC con schermi da 21 pollici, ma anche palmari, smartphone, telefonini, laptop con schermi piccoli, per finire con gli screen-reader per utenti con problemi di vista. Accessibilità significa dunque permettere a chiunque di poter godere dei contenuti di un sito, indipendentemente da particolari software (si può notare come le scritte “questo sito è ottimizzato per…” stanno via via scomparendo, a ragione!) o da particolari dispositivi (”questo sito è ottimizzato per essere visualizzato con uno schermo da 83 pollici”, anche queste scritte per fortuna sono sempre meno visibili).

Quando un web designer esegue un’analisi qualitativa del sito che ha progettato, e si rende conto che uno dei precedenti parametri non è completmente rispettato o può essere migliorato, allora deve procedere necessariamente al redesign. Perchè, banalmente, il successo del sito può essere inficiato: un utente che non riesce a connettersi alle pagine tramite il suo solito palmare non visiterà più il sito, un utente che si vede costretto a usare un particolare software non visiterà più il sito. E – dalla natura degli uomini segue – un utente a cui non piace il nostro layout e i nostri colori visiterà il nostro sito raramente e gli frulleranno in testa pensieri brutti sul sito e sul web designer (al quale certamente non si affiderà per la costruzione del proprio sito personale). In ogni caso il discorso è lo stesso: perdiamo clienti, perdiamo visitatori.

Una volta capito che è necessaria un’operazione di redesign, si può procedere nella maniera più opportuna. Esistono infinite vie e procedimenti differenti per avviare un redesign. Si possono contattare i visitatori o gli utenti-più-cari per effettuare un sondaggio del tipo “cosa ti piacerebbe vedere nel sito?” (in ambito di contenuti) o “quale grafica migliore per il sito?” (in ambito di grafica e layout). O sondaggi più professionali per capire come strutturare meglio la navigazione (in questo senso sono ottimi i programmi per analizzare il traffico generato sul sito, dal sito e verso il sito: pagine di provenienza, pagine in cui gli utenti arrivano sul sito, pagine di maggiore visita, tempi di visita, e via via statistiche sempre più precise). Se torniamo all’esempio del blog, il principale veicolo per capire cosa gli utenti vorrebbero dal nostro sito è la sezione dei commenti: ad una lettura attenta possiamo scoprire tantissime cose e quindi provare ad adeguarci alle richieste più o meno esplicite per raggiungere un maggiore successo.

L’ultima cosa che qui facciamo notare è un errore comune che si fa quando si parla di redesign: il termine non corrisponde esattamente alla variazione di grafica, quindi immagini e colori. E non è nemmeno limitato ad un discorso di layout. Per redesign si intende qualcosa di più complesso. Riguarda per esempio la possibilità (a volte necessità) di ritoccare il codice (X)HTML del sito oltre che i fogli di stile, di prevedere una modifica di eventuali database. Un’operazione che richiede dunque un forte e largo ragionamento.

E così termina questa breve analisi. La materia del redesign è molto complessa, qui è stata trattata in maniera semplice e semplicistica. Il discorso potrebbe farsi interessante e potrebbe essere ampliato. Ad esempio, secondo voi, quali sono altri motivi che spingono al redesign?

P.S.Una cosa interessante che penso di poter avviare è la discussione di alcuni redesign dei siti più famosi. Chiunque abbia idee o suggerimenti, o chiunque volesse partecipare, è ben accetto!

Also published on cssblog.it

7 Responses to “Redesign, un approccio semplicistico”

  1. ZioBudda.net Says:

    Redesign: un approccio semplicistico…

    digg_url = ‘http://www.ziobudda.net/notizie/redesign-un-approccio-semplicistico’;
    digg_title = “Redesign: un approccio semplicistico”;
    digg_bodytext = “Cosa è il redesign e perchè avviare un’operazione di redesign. Riflessioni tra desideri deg…

  2. diggita.it Says:

    Kiko Web Blog » Blog Archive » Redesign, un approccio semplicistico…

    Cosa è il redesign e perchè avviare un’operazione di redesign. Riflessioni tra desideri degli utenti, analisi del traffico e piaceri personali….

  3. laura - web designer Says:

    complimenti par l’articolo, lo trovo molto molto interessante, dovremmo però farlo leggere ai clienti: noi certe cose (purtroppo?) le sappiamo già! :roll: :smile:

  4. Kiko Says:

    @laura

    grazie per i complimenti. Purtroppo? A volte penso di sì, ma se passo tanto tempo davanti questo schermo e quando lo spengo penso già a cosa fare il domani… allora la risposta è “per fortuna”! Come si dice: passione!

  5. claudio Says:

    ottimo articolo.
    sto pensando al redesign del mio blog, e sto facendo scorpacciate di articoli come questo.
    e resto dell’idea che mi piace molto di più informarmi, apprendere e scoprire cose nuove piuttosto che vedere tutti questi concetti messi insieme in un nuovo (re)design…

  6. Kiko Says:

    Ti ringrazio.
    Beh, quando completi il tuo redesign, fammi sapere un pò di cose, ho intenzione di studiare un pò di redesign in rete. E aggiungo il tuo blog (web developer, interessante!) al mio blogroll (sarà online a breve, troppo lungo).

    Ciao e buon lavoro a te!

  7. ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo! Says:

    Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

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