Article: Anche Harvard sceglie l’Open Access (Parte 1/2)
11, March 2008 by Kiko
Quanto è importante poter accedere ad articoli e in genere ad una informazione autorevole, per certi versi oserei dire prestigiosa? Quanto conta per un lettore attento e voglioso di imparare poter consultare liberamente testi e contenuti scientifici? La risposta è lapalissiana: conta tanto, tantissimo. Si pensi a chi potrebbe avere necessità e anche semplice desiderio di un simile libero accesso: ricercatori, professori, studenti (cui bisogna tornare a dare il loro giusto valore) e quanti altri. Attenzione adesso alla confusione: su Internet al giorno d’oggi è possibile trovare di tutto, articoli di ogni genere ma qui l’attenzione è posta al mondo accademico, universitario e più specificatamente al mondo della ricerca. Quanto è difficile accedervi? Tanto. E vale per me in quanto studente e vale per tantissime biblioteche sparse per il mondo non in grado di pagare esorbitanti abbonamenti alle riviste scientifiche, e vale per le università piccole che non posseggono il bugdet sufficiente per tali abbonamenti, e vale per i Paesi In Via di Sviluppo, e vale per piccoli centri di ricerca e vale e vale e vale… E’ questo stride fortemente con frasi del tipo “il sapere è un bene di tutti”, “è fondamentale avere libero accesso alle informazioni” etc etc. Frasi e comunque pensieri fortemente legati col mondo accademico e con illustri personaggi della storia passata e presente. Da poco più di qualche anno, molto seriamente università e centri di ricerca, ricercatori e professori e scienziati hanno lanciato il progetto Open Access. In realtà amo definirlo un modo di intendere l’informazione piuttosto che un progetto. Open Access significa “poter accedere liberamente ai frutti della ricerca scientifica”. In altre parole: da casa mia, Pisa o Ribera che sia, posso accendere il mio Mac, puntare il sito che più mi piace e poter visionare articoli di ricerca di illustri professori o di sconosciuti ricercatori. E mi piace pensare a queste due figure generali: illustri professori e sconosciuti ricercatori. I primi trarranno ulteriori benefici; i secondi possono meritarsi visibilità e ampia soddisfazione di aver prodotto qualcosa di utile. In fondo, la ricerca è spinta proprio da questi motivi: passione, fatica, soddisfazione. E il merito resta comunque: è di chi scrive e dipende direttamente dal risultato prodotto. Passione, fatica e soddisfazione: forse le tre parole che accendono la mia vita e penso e spero la vita di molti altri uomini. Passione: la felicità di fare qualcosa, svolgere un’attività, studiare, semplicemente fare qualcosa. Fatica: lo sforzo di applicarsi, di perdere del tempo nel proprio lavoro appunto, può essere fisica o mentale o entrambe le cose. Soddisfazione: l’alimento più nutriente per la riaccendere e tenere viva la passione e per placare la fatica. Belle parole, certo. Ma il mondo dell’editoria dal 1665 (questa la data approssimativa cui può essere ricondotta l’attività di pubblicazione scientifica intesa in senso professionale e lavorativo come oggi possiamo effettivamente intenderlo) ha pensato soltanto a se stesso, ai propri profitti, alle proprie entrate. Ed oggi sta per pagarne le conseguenze. In prima misura fatico a capire come io, ricercatore, dopo aver speso ore, notti, giorni, posso cedere a te casa editrice i miei diritti dell’opera: e tu casa editrice da quel momento puoi negarmi ogni possibilità di ripubblicazione dell’opera, praticamente la possibilità di riuso della mia opera. E per fruire delle opere di altri colleghi, io ricercatore devo pagare abbonamenti incredibilmente alti. Mi sembra tutto esagerato, fin troppo. Ora Harvard ha puntato su una scelta certamente vincente. Ma prima di lei altre università, dopo di lei molte altre università sono pronte al grande passo. Per la mia gioia. Per la gioia di chi ama la scienza!
Nel 1880 Gilman scriveva: “Uno dei doveri più nobili di un istituto universitario è quello di promuovere e diffondere la conoscenza e i frutti della ricerca scientifica”. Uno dei mezzi di diffusione certamente più efficaci è rappresentato dalle riviste scientifiche, ma oggi qualcosa sta cambiando, in particolare nei confronti delle case editrici; un cambiamento che molti sentono come necessario.
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permalink | on 20, March 2008 at 1:29 pm
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permalink | on 23, March 2008 at 9:19 pm
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Quanto è importante poter accedere ad articoli e in genere ad una informazione autorevole, per certi versi oserei dire prestigiosa? Quanto conta per un lettore attento e voglioso di imparare poter consultare liberamente testi e contenuti scientifici?…