Article: Cloudo, un nuovo WebOS
26, February 2008 by Kiko
Il mercato non ha mai subito forti accelerazioni e comunque i successi sono stati pochi e limitati. Il campo dei WebOS sembra più adatto al mondo della ricerca e degli smanettoni per per un uso davvero concreto. Sta di fatto che molti progetti sono stati lanciati, molte idee sono al vaglio di società e sviluppatori. Cloudo semplicemente è il prodotto più recente. Ancora in fase beta privata, si propone come uno dei maggiori WebOS sul panorama mondiale, in grado di favorire cooperazione e condivisione, capace di adattarsi ai più svariati device e browser. Sfrutta le potenzialità di XML e XSLT per l’immagazzinamento e la manipolazione/trasformazione dei dati e ha già attirato a sè le mire di molti developers in giro per la rete. Intanto, siamo qui ad aspettare. Certo è un fatto: la tendenza sempre più forte di portare sul web le applicazioni, spostare il loro dominio d’uso. E allora sorge spontanea una domanda: sicuro che non si può fare pure con i sistemi operativi?
Un WebOS è un sistema operativo virtuale, usabile attraverso un comune browser, quindi attraverso la Rete. Generalmente esso viene sviluppato mediante linguaggi per il Web, su tutti JavaScript e PHP.
Via Programmazione.it
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permalink | on 26, February 2008 at 1:03 pm
C’è davvero tanto bisogno di un altro WebOS ? Ma poi, sono così utilizzati
e/o sfruttati ? 10 anni fa esistevano pochissimi blog, tra 10 anni i WebOS
avranno la stessa fortuna del “movimento blog” di ora (usati dalla stra-grande
maggioranza degli internauti ?). A dire la verità, ora, al giorno d’oggi, non
vedo la necessità di usare un WebOS …….. magari in futuro……….
Bye, Cristian
Manualinux, il Manuale su Linux http://www.manualinux.com
permalink | on 26, February 2008 at 2:58 pm
@Cristian
sono pienamente d’accordo con te! Oggi più che WebOS si utilizzano le applicazioni online. E - ancora - più che le applicazioni online si utilizzano i servizi. Penso agli smartphone, ai laptop, perfino ai cellulari comuni: bene, questi usano di più i servizi, attraverso i più svariati software (free, open source, proprietari, qualcuno se lo fabbrica a casa). Però non posso non tenere lì, in un angolo, il ragionamento: “si stanno evolvendo le applicazioni, perchè no i sistemi operativi?”. Forse la domanda più interessante, l’aspetto più interessante è proprio questo: dove andremo a parare circa i sistemi operativi? Chiaro come la rete stia giocando un ruolo centrale, centralissimo, predominante, e quindi risulta ovvio pensare ad una sempre più stretta relazione tra la rete e i sistemi operativi. Tra l’altro, non dimentichiamoci il fattore “virtualizzazione”, molto di moda, molto in crescita in questo periodo. Credo stia qui la chiave dei prossimi studi ed esperimenti: virtualizzazione e rete!
permalink | on 27, February 2008 at 11:57 pm
io tra 10 gg parto per un viaggio di un mese in un paese del terzo mondo, mi sto scervellando per garantirmi una vavigazione sicura nei net cafè, al riparo da keylogger e sniffaggio pw…
nelle mie elucubrazioni un webOS con broser/keychain online, chiavetta usb criptata, vpn privata e portable apps sono gli elementi combinabili…
permalink | on 28, February 2008 at 12:01 am
e aggiungo, che gli attali webOS non sono altro che contenitori di applicazioni quindi a loro volta sono solo applicazioni…
se il so è quel sw che si occupa di come viene usato l’hw… in questo caso il nome riguarda solo come l’utente agisce… un “ambiente” in cui è abituato a muoversi che riproduce quello in locale, ma non si tratta di un so
parliamo quindi di desktop online, che forse è più corretto
permalink | on 28, February 2008 at 11:00 am
@vabhe
sì, ma in generale, in letteratura, si riduce o si rimanda quello che tu hai correttamente descritto come un SO-virtuale (anche detto WebOS): credo che una definizione (e quindi implementazione) precisa ancora non esiste, e penso non esisterà fino a quando non ne sarà sviluppato uno degno di essere considerato un SO a tutti gli effetti, con la particolarità del WEB-OS! Faccio un esempio banale (forse troppo banale, forse che non c’entra proprio nulla): supponi di avere una macchina senza disco fisso, senza nulla installato come OS. Supponi di possedere un dischetto o un CD e dentro questo un piccolo scriptino (o più propriamente codice) che dice dove-e-come-caricare un sistema operativo in sola lettura da qualche parte dalla rete locale-o-non-locale: questo può essere considerato WebOS? Certo che no. Così come non può essere considerato WebOS un collegamento ad una macchina remota tramite vari strumenti (ssh, per esempio) che ne permettano un utilizzo appunto in remoto: forse questo si avvicina di più ad un WebOS, ma non è WebOS. In conclusione: una definizione precisa di webos ancora non esiste del tutto. Come ho scritto nell’articolo: è un campo di divertente esercizio, dove molti sviluppatori stanno appunto divertendosi a creare, fare e disfare e provare. In futuro credo vi sarà un maggiore rigore in questo campo, per adesso credo basti il divertimento.