Le major discografiche sposano il DRM-free (Parte 1/2)
31, January 2008 by Kiko
Il sentore che qualcosa stava cambiando era netto. Da pochi mesi si hanno le prime conferme. Le più importanti società del mondo stanno voltando le spalle al DRM promuovendo scelte più “libere” di trasmissione e gestione dei contenuti multimediali. Per la prima volta, il DRM è in forte crisi. La sigla sta per Digital Rights Management e il significato è molto vasto: letteralmente significa gestione dei diritti digitali, legati a contenuti audio/video. DRM significa che chi detiene i diritti d’autore di un’opera ha la possibilità di rendere tale opera protetta, facilmente identificabile nel mondo virtuale e della stessa opera è possibile tracciarne l’uso che i possessori ne fanno. Il DRM è il meccanismo che limita l’utilizzo dei file (in termini di periodi di tempo di uso o in termini di destinazione d’uso) e, di riflesso, ne permette una più difficile diffusione. Strettamente legato ai DRM è il fenomeno della pirateria: scaricare dal web tramite i noti programmi p2p contenuti illegali, ossia musica e film. L’industria discografica denuncia gravi crisi di mercato per il fatto che un numero sempre più crescente di gente opera illegalmente. Pochi mesi fa abbiamo assistito forse ad una svolta: lentamente le major hanno aderito ad un programma di interoperabilità promuovendo nuovi modelli di business. Questi nuovi modelli di business non sono più legati al DRM. In realtà già da un pò di tempo negli USA è stata lanciata la campagna delle scratch card: nei negozi è possibile acquistare queste card tramite le quali è possibile scaricare in maniera libera, cioè senza protezioni, gli album corrispondenti o le singole canzoni. L’idea è molto simile: tentare di rendere la musica digitale DRM-free.
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