Serietà e coerenza: non caratteristiche del calcio all’italiana
Evvai che ci siamo vicini. A cosa? A ricevere la pensione. Cinquantaseimilioni di italiani stanno per ricevere assistenza dai Paesi stranieri. Per totale infermità mentale.
Il processo contro la Juve continua. O meglio, non è mai veramente iniziato. Non è una questione di tifo, è solo per capire come finirà questa storia. Semmai finirà. Perchè le idiozie che si leggono sono in perfetta sintonia con la situazione polito-sociale-economica di un Paese in caduta libera da almeno dieci anni. Stavolta non ci riprendiamo più. Abbiamo perso serietà, coerenza, intelligenza. Abbiamo perso tranquillità e tutti quei valori che fanno grande una società intera.
La storia del processo alla Juve è magnifica. Assolti Carraro e Ghirelli, quelli cioè con cui Moggi avrebbe istituito la Cupola del calcio. Ma se loro sono stati assolti, Moggi con chi era in combutta. Lo dico semplicemente per capire quale poster devo appendere in camera accanto a quelli di Lucianone e di Antonio Giraudo. Voglio il nome e una foto gentilmente.
Qui si sono confusi fatti e date, episodi e contesti. Addirittura, così, perchè il ridicolo non basta mai, un grande giudice ha buttato lì il problema del trasferimento di Ciro Ferrara alla Juve. “La GEA ha falsato anche in quell’occasione!”. Già, peccato che quelli che avrebbero poi composto la GEA a quel tempo stavano preparando gli esami di maturità.
Poi c’è Nucini, atto secondo. Un attore nato. Escluso per evidenti incapacità, questo qui riporta frasi e occasioni che danneggerebbero l’immagine e il lavoro di Moggi. Peccato però che lui non c’era in mezzo a quella gente. Peccato cioè che non ha visto e sentito nulla. L’ha detto lui. Tutto gli è stato riferito: ma da chi? Da gente vicina a Moratti e Soci, presenti a quegli incontri. Come presenti? L’interrogatorio si ferma qui.
Poi ci sono le telefonate. Molte volte c’è solo la trascrizione, non le voci originali stranamente scomparse. O meglio, c’è quella di Giraudo intento a farsi consegnare una Ferrari per un personaggio misterioso. Volete sapere chi era: Ibrahimovic. Non voleva firmare per la Juve, così si erano accordati in questo modo: se mi fate trovare una Ferrari, io firmo. Detto fatto. A rivelarlo è lo stesso Ibra. Tempi e modi confermano questa ipotesi. Sui giornali invece si è scritto che quella Ferrari era destinata ad un designatore. Via con le indagini: non ne ha mai guidata una, nè posseduta una quel designatore. Anche qui: non si approfondisce nulla.
Poi c’è la gara con la Lazio: un fallo laterale invertito a 5 minuti dal termine. Un minuto e quarante secondi dopo (basta vedere il video e leggere le cronache) Nedved segnerà il gol vittoria, il gol scudetto. Peccato che nessuno ricorda che quella partita Capello fu costretto a giocarla senza attaccanti per la squalifica assurda di Ibra (che saltò pure il Milan). Per questa gara e la parole di Lotito la Juve è finita in B.
Sul serio, ripeto: non è per questione di tifo. A me piace più questa Juve, quella di adesso in costruzione, che quella là ormai vecchia e logora, sebbene vincente. La mia è solo voglia di capire la situazione. Questo qui mi pare un libro giallo scritto male, dove l’assassino non si riesce ad incastrare perchè non c’è e la trama è tutta sporcata da passi falsi da parte di quegli attori che dovrebbero essere i buoni. Di questo libro manca la firma dell’autore. Ci sono le iniziali: M M. E le pagine odorano di petrolio. Vediamo un pò, un petroliere nel calcio, che odiava la Juve, con amicizie potenti in Lega e in Telecom? Ma dai, non mi dire che…