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SALFS: nuova distro in arrivo?

Ma che fai la notte, perchè vai a dormire tardi? E comunque la mattina ti svegli presto, diciamo le cose come stanno: 7:15 a terra, colazione, nei giorni in cui gioca la Juve un’occhiata al giornale al solito bar e poi in biblioteca a ripassare. Ma la notte, studi ancora?

Devo dire che la notte (o meglio, dopo cena) non studio, basta così: può bastare la mattina e il pomeriggio. La sera (forse suona meglio) mi applico. E adesso sto teorizzando (ora, senza che nessuno si scandalizzi perchè il verbo è corretto e lo spiegherò immediatamente) le distribuzioni GNU/Linux. Mi fido tanto di Archlinux, ho ripreso a frequentare la mitica Slackware, in virtuale getto l’occhio su Gentoo e FreeBSD, ma in definitiva il risultato è sempre lo stesso: non c’è una distro che mi soddisfa appieno.

Devo pure dire che i miei gusti sono piuttosto strani: non mi piacciono le schermate tutte effetti grafici, accelerazioni hardware e suoni. Infatti non uso KDE da quando installai Mandrake (si parla di 4 o 5 anni fa) e non uso nemmeno GNOME (anche questo da Ubuntu 6.10).Ho usato Xfce (molto leggero e veloce, anche ricco di strumenti e funzioni, gradevole insomma), ho provato Enlightenment, ma il vero amore resta e rimarrà Fluxbox. Fluxbox, questa gemma preziosa tra i Window Manager che dentro le mie distro diventa a tutti gli effetti un Desktop Environment. Bella da vedere, estremamente potente, veloce, la più veloce forse, espandibile, customizzabile al massimo. E poichè non mi piacciono le schermate grafiche sono solito usare strumenti da linea di comando o strumenti testuali, su tutti IRSSI (sto ultimando una guida completa su questo client IRC, prima o poi dovrò decidere di correggere le bozze).

Delle distribuzioni in giro mi piace poco il seguente fatto: dopo l’installazione ti trovi il sistema invaso da 800 programmi che fanno la stessa cosa. Per esempio se vuoi aprire un file di testo e modificarlo devi scegliere tra trenta editor di testo che differiscono fra loro soltanto per il nome che portano. Ma di editor ce ne sono soltanto due: VIM e Emacs. Oppure per visionare un PDF hai a disposizione 40 viewer. Oppure ancora se… insomma il mondo GNU/Linux è costituito da miliardi di programmi. Ognuno prende confidenza con quelli che pensa siano i migliori e cerca di usare solo quelli.

Fra tutte le distro provate e riprovate, certamente Archlinux mi è sembrata la migliore, quella da calzare comodamente su ogni PC (tre: il mio vecchio ASUS, il Flybook e il MacBook). E’ minimale, incarna perfettamente la filosofia KISS, ha una comunità costantemente in crescita (si parla già di un primo raduno nazionale di arcieri, al quale con mia grande soddisfazione sono stato invitato niente-popò-e-di-meno-che dal grande voidnull), un package manager (che primo o poi dovrò smascherare) davvero potente ed efficace, un numero di pacchetti disponibili soddisfacente. Minimale significa che dopo l’installazione ti ritrovi il minimo indispensabile sull’hard disk. Da lì devi iniziare a configurare il sistema come piace a te, installando i driver che ti servono, i programmi che più usi. Configurazione semplice perchè i file di configurazione di sistema sono stati ridotti (beh, pare un azzardo questa affermazione, ma è così seppure parzialmente), tempi eccellenti.

Dopo aver approfondito Archlinux e lo studio dei sistemi operativi, il passo successivo non poteva che essere: capire come nasce una distribuzione, provare a romperne qualcuna, addirittura tentare di collezionare i pacchetti su una partizione e compilare il necessario, il minimi indispensabile. LFS nasce proprio per assecondare queste pazzie ed è un punto di partenza fondamentale. Per la terza o quarta volta ho ripreso in mano LFS, ho scaricato i pacchetti uno per uno (vabbè, da un mirror ho scaricato una directory contenente tutti i pacchetti), ho pure dato un’occhiata su SourceForge per cercare se qualcuno aveva automatizzato la procedura (perchè va bene una volta seguirla passo passo, ma alla quarta, o terza?, uno può anche scocciarsi) e qualcuno c’è riuscito. Anche in Italia. Anche se, tali scriptini e strumenti non sono poi così affidabili. Ne ho creato uno mio, ho risistemato le partizioni sul portatile e seguito la procedura semiautomatizzata (quando sarà affidabile pubblicherò qualcosa su questo blog) da me creata: nemmeno quattro ore e a mezzanotte in punto, a cavallo tra il giorno 2 e 3 ottobre, avevo il mio nuovo SALFS (SemiAutomated Linux From Scratch) bello e pronto.

Che significa, ora, teorizzare un distribuzione? Significa semplicemente capire come nasce, quali sono i concetti necessari per rendere un sistema-vergine utilizzabile. Quali strumenti servono, come iniziare a espandere la distribuzione nascente. Quali sono le decisioni più importanti da prendere, capire gli standard, creare nuove regole per il sistema. Se volete i dettagli di questo studio, rimanete sintonizzati su questo blog. Se avete per le mani del buon materiale da consultare o vostre idee o vostri progetti, lasciate un messaggio o contattatemi.

P.S.
Prima che mi mandiate un’ambulanza sotto casa è bene rimarcare quanto segue. Non ho intenzione di creare una nuova distribuzione, non ho il tempo, nemmeno le capacità e non vedo perchè rovinarmi le mani quando in giro ci sono ottime distro come Archlinux. L’idea è quella di provare a capire come nasce e può svilupparsi una distribuzione. Per approfondire lo studio sull’amministrazione dei sistemi e sui Linux in particolare. E tornare sporcarsi le mani con codice, codice e documentazione. In fondo, col codice e la documentazione mi sto rovinando la vita, no?

3 Responses to “SALFS: nuova distro in arrivo?”

  1. ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo! Says:

    Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….

    Che significa, ora, teorizzare un distribuzione? Significa semplicemente capire come nasce, quali sono i concetti necessari per rendere un sistema-vergine utilizzabile. Quali strumenti servono, come iniziare a espandere la distribuzione nascente……

  2. pligg.it Says:

    SALFS: nuova distro in arrivo?…

    Che significa, ora, teorizzare un distribuzione? Significa semplicemente capire come nasce, quali sono i concetti necessari per rendere un sistema-vergine utilizzabile. Quali strumenti servono, come iniziare a espandere la distribuzione nascente. Quali…

  3. upnews.it Says:

    SALFS: nuova distro in arrivo?…

    Che significa, ora, teorizzare un distribuzione? Significa semplicemente capire come nasce, quali sono i concetti necessari per rendere un sistema-vergine utilizzabile. Quali strumenti servono, come iniziare a espandere la distribuzione nascente. Quali…

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